Manuela Iona Iscrizione Ordine degli Psicologi Liguri n. 522.
Manuela IonaIscrizione Ordine degli Psicologi Liguri n. 522.

Psicoterapia individuale

La psicoterapia individuale si concentra sulla persona e sul suo benessere. A partire dal primo colloquio  sarete compresi e sostenuti. Ci concentreremo insieme sulle cause dei problemi in atto e costruiremo un percorso terapeutico in completa sinergia.

Il percorso terapeutico si svolgerà secondo le vostre necessità ed esigenze.          

La consapevolezza della tua identità e di quanto vali è la base del benessere e dell'equilibrio psicologico. Voler bene a te stesso, considerarti con amore e rispetto è la base dell'educazione emotiva che ti permetterà di amare e rispettare gli altri. 


 "Il padre è la prima esperienza che una donna ha del maschile. Il padre è un modello importante per il modo in cui la figlia si metterà in rapporto con il proprio aspetto maschile interiore." (Linda Schierse Leonard)

VALUTAZIONE AUTOSTIMA

 

 

Area interpersonale (come il soggetto valuta i suoi rapporti sociali, con i pari e con gli adulti)

 

Area lavorativo o scolastica (i successi e i fallimenti sperimentati)

 

Area emozionale (la vita emotiva, la capacità di controllare le emozioni negative)

 

Area familiare (le relazioni nella famiglia, il grado in cui il soggetto si sente valorizzato e amato, ecc.)

 

Area corporea (il suo aspetto, le capacità fisiche e sportive, ecc.)

 

Area della padronanza sull’ambiente (la sensazione di essere in grado di dominare gli eventi della propria vita, ecc.).

 

“La mia autostima vale di più di qualunque ricompensa per averla tradita.” (Nathaniel Branden)

 

AUTOSTIMA

 L’autostima è come ci stimiamo, la valutazione che ci diamo, il nostro modo di percepirci. William James cominciò ad occuparsene nel lontano 1892 ponendo l’accento sulle aspirazioni dell’Io, mentre successivamente Charles Cooley si concentrò sulla percezione di sé come “specchio sociale” per cui il valore che ognuno poteva attribuire a sé stesso era determinato dal valore che vi attribuivano gli altri.

L’autostima è qualcosa di difficile da identificare, dipende da un mosaico di fattori interni ed esterni che si combinano nella personalità.

Un forte influsso  viene dato anche dal senso di enpowerment in ambito sociale: se gli eventi della vita vengono vissuti come imposti e subiti senza che si possa influire sulla realtà il livello dell’autostima si abbassa.

Per Nathaniel Branden l’autostima si può paragonare al sistema immunitario.

Negli anni ’90 Alice Pope ha elaborato dei test di psicologia sperimentale per misurare l’autostima nei bambini, negli adolescenti e negli adulti.

Erik H. Erikson afferma che l’autostima deve venire dal di dentro, da quel nocciolo duro di fiducia che si è formato nella nostra infanzia, legato al rapporto con i genitori.

 

L’autostima si esprime con un volto, un modo di fare, di parlare e di muoversi che proiettano il piacere di essere al mondo.

Essa si esprime nella facilità del parlare dei propri successi o insuccessi in modo onesto e diretto, dal momento che si è in armonia.

L’autostima si definisce come:

      -          CONCETTO DI SE’

-          ABILITA’ PERSONALE

-          AUTOPERCEZIONE

Dall’autostima dipendono molte nostre valutazioni anche degli altri e del mondo esterno e i nostri comportamenti, le nostre scelte.

L’autostima viene determinata da informazioni soggettive e oggettive riferite a tre tipi di sé:

      -          SE’ REALE            (valutazione oggettiva delle nostre competenze)

-          SE’ PERCEPITO   ( nostra valutazione del sé reale)

-          SE’ IDEALE          ( come desideriamo essere- influenzato dalla cultura e società)

Difficilmente sé percepito e sé ideale coincidono.

I problemi legati all’autostima nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé percepito.

Esistono diverse componenti della stima di sé:

      -          SE’ EMOTIVO

-          SE’CORPOREO

-          SE’ SOCIALE

-          SE’LAVORATIVO

Le più innovative ricerche in campo di autostima affermano che:

 

Autostima e ottimismo, due delle risorse più preziose per affrontare positivamente il mondo che ci circonda, potrebbero condividere una base genetica comune. È quanto emerso per la prima volta da uno studio pubblicato sulla rivista Behavior Genetics, coordinato dall’ISS (reparti di Epidemiologia, Genetica e Salute Mentale del CNESPS), in collaborazione con i Dipartimenti di Psicologia delle Università “La Sapienza” di Roma, “Bicocca” di Milano e con l’Università di Stanford.  

La ricerca - Sono state coinvolte 428 coppie di gemelli, monozigoti e dizigoti, tra i 23 e i 24 anni, iscritte al Registro Nazionale Gemelli (www.gemelli.iss.it). Di queste sono state calcolate le stime di “ereditabilità” dei tratti considerati: al 73% per l’autostima, al 59% per la soddisfazione di vita e al 28% per l’ottimismo. Dai dati emerge come l’autostima e la soddisfazione di vita siano influenzate, in larga misura, da fattori genetici, mentre per l’ottimismo il ruolo dell’ambiente sembra essere preponderante.

I comportamenti che rinforzano l’autostima (N. Branden)

1)  CONSAPEVOLEZZA DELLA REALTA’

2)  ACCETTAZIONE DI SE’

3)  ASSUNZIONE DELLA RESPONSABILITA’ DELLE PROPRIE SCELTE

4)  IMPARARE A FARSI VALERE E BATTERSI PER I PROPRI VALORI

5)  AVERE DEGLI OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE

6)  COERENZA NEI COMPORTAMENTI

L’autostima è sentire di essere adeguati alla vita e alle sue richieste.

L’autostima è:

1)  Fiducia nelle nostre capacità di pensare e di superare  le sfide fondamentali della vita

2)  Fiducia nel nostro diritto alla felicità, ad affermare i nostri desideri e necessità, realizzare i nostri valori ; la sensazione di valere e di meritare tutto questo.

L’autostima si esprime nell’apertura alle critiche e nell’ammettere senza imbarazzo i propri errori, perché la propria autostima non deve essere legata ad un’immagine di “perfezione”.

Si esprime nella flessibilità nel reagire alle situazioni e alle sfide, in quanto l’individuo ha fiducia in sé stesso e non vede la vita come un destino già segnato o una sconfitta.

Approfondimento delle basi dell’autostima:

 1)      Vivere consapevolmente

  Più sono consapevole di quali sono i miei valori, i miei interessi, bisogni, obiettivi, migliore sarà la mia vita (auto-esame e conoscenza di sé stessi)

2) Accettazione di sè



  Accetto i miei pensieri anche quando non li approvo, non li rinnego.

  Accetto i miei sentimenti e le mie  emozioni come espressioni di me stesso

  Accetto la realtà dei miei limiti e dei miei problemi, ma non sono definito da essi.

  I miei timori, dolori e sbagli non sono la mia essenza.



3) Senso di responsabilità

Sono responsabile della mia esistenza, della realizzazione dei miei desideri, delle mie scelte.

Sono responsabile della mia felicità personale

Sono responsabile della mia autostima.



4) E’ giusto che io esprima i miei pensieri, convinzioni e sentimenti, a meno che mi trovi in un contesto in cui reputo oggettivamente più saggio non farlo.

Ho il diritto di battermi per le mie convinzioni.

Ho il diritto di considerare importanti i miei valori.

               5) Darsi un obiettivo

Solo io posso scegliere gli obiettivi giusti per me. Nessuno può progettare la mia esistenza meglio di me.

Devo imparare e raggiungere i miei obiettivi.

Devo avere un’autodisciplina (non come un “sacrificio” ma come presupposto naturale per realizzare i miei desideri)

6) Integrità personale

Devo onorare i miei impegni (con me stesso e con gli altri)

Devo mantenere le promesse.

Devo trattare con gli altri con lealtà, benevolenza e spirito di comprensione.

Devo avere una coerenza morale.

 Per me sbagliare è:

-          la fine del mondo

-          la dimensione della mia incompetenza

-          un’occasione di crescita

 Ricorda :

-          UN SUCCESSO---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

-          UN FALLIMENTO--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Che cosa hai provato?-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Mi sono dett detto:--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Ho l’impressione di mancare di autostima quando (situazione)----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Io sono-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Gli altri sono detto------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

La vita è----------------------------------------------------------------------------------

 vita è-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Di che cosa ho veramente paura--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

IL RAPPORTO GENITORI - FIGLI ADOLESCENTI.

GLI HIKIKOMORI

 

La preadolescenza è la fase nella quale l'individuo comincia a subire le modifiche somatiche e psicologiche e a perdere le caratteristiche dell'infanzia.

L’adolescenza, una tra le molte tappe dell’ esistenza, è più delle altre ricca di cambiamenti interni e esterni, soggettivi e oggettivi.

L’adolescente, come persona in una prolungata fase di transizione problematica, non viene considerata dalla maggior parte delle società tradizionali.

 Nelle società occidentali fino all'Ottocento si veniva considerati bambini fino all'età in cui non ci si poteva dedicare alle attività che la propria classe sociale prevedeva. Le rappresentazioni artistiche, letterarie o figurative, di "giovani uomini o donne", anche di 10 o 12 anni, mostrano come venissero caratterizzati come "piccoli adulti", vestiti come i genitori, intenti nelle stesse attività.

Verso la fine del XIX secolo, nelle società europee, in particolare in Germania, Inghilterra e Francia, i profondi mutamenti sociali ed economici fecero sì che un grande numero di ragazzi giungessero a trovarsi in una condizione di vita fino allora non presente sociologicamente. In particolare nel mondo borghese, l'aumentata importanza dell'istruzione fino ad avanzata età, la proliferazione di college e scuole superiori, i lunghi periodi di apprendistato non produttivi necessari alla formazione nelle scienze più avanzate, crearono l'adolescenza come etichetta sociale prima non necessaria. Parallelamente, la diffusione di istituzioni e associazioni giovanili, come lo scautismo, le società segrete giovanili o il movimento giovanile tedesco (Wandervögel), così come il fiorire della letteratura sulla e per l'adolescenza, risposero alla necessità di creazione d'identità in questa nuova fase della vita.

L'adolescenza (dal latino adolescentia, derivato dal verbo adolescĕre, «crescere»[1]) è quel tratto dell'età evolutiva caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello adulto dell'individuo. Quando si parla di adolescenza, è molto importante ricordarsi che essa è untema di carattere prettamente psicologico, e darle limiti fissi è un'impresa molto ardua. La sessualità ha raggiunto la forma alloerotica (cioè bisogno del partner); il pensiero ha maturato le forme logiche, l'egocentrismo infantile è superato. Queste nuove strutture sono però appena abbozzate; ora hanno bisogno di essere consolidate. Ciò avviene nell'arco di tempo che va, approssimativamente, dai 15 ai 18 anni. La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo.

Altro aspetto dell'adolescenza è dato dall'esperienza che ora il soggetto va facendo degli schemi mentali di tipo logico-formale. Il tipo operatorio-concreto del pensiero del fanciullo (7/10 anni) non consente al soggetto di immaginare il possibile fuori degli schemi della realtà, così come egli la vive e la sperimenta. Per il fanciullo il possibile è solo ciò che non è ancora avvenuto ma può avvenire. Il pensiero logico-formale consente invece di concepire il possibile come ciò che non è contraddittorio.

Mentre il fanciullo lavora di fantasia, ma il suo mondo fantastico è legato alla realtà delle cose concrete, si tratti pure di eroi spaziali o di mostri metà animali e metà uomini, il mondo fantastico dell'adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche, politiche, ecc., non reali, ma logicamente realizzabili.

Vi è un egocentrismo tipico dell'adolescente dato dalla tendenza a rinchiudersi in questo mondo fantastico, che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre delusioni. Cronologicamente questa fase si colloca nella tarda adolescenza e nella prima giovinezza, tra i 16/17 anni e i 22/23 anni per la femmina e tra i 17/18 e i 28/29 per il maschio. Connesso con lo sviluppo del pensiero logico-formale vi è pure la maturazione degli schemi sociali.

Lo sviluppo della socialità comincia con il superamento dell'egocentrismo infantile verso i 9/11 anni, ma solo verso i 15/16 anni il sentimento della socialità orienta il soggetto verso rapporti di parità con gli altri e verso forme ideali di amicizia che non devono più rispondere alla necessità di avere compagni con cui giocare e divertirsi ma amici con cui coltivare ideali o condividere idee. Un fenomeno caratteristico della socialità adolescenziale è quello della solidarietà con i coetanei, sia nelle circostanze in cui uno ha bisogno dell'altro fino a portare a vere e proprie complicità sia ad una solidarietà di classe che spesso porta a contestazioni nei riguardi degli adulti. Questa solidarietà di classe, mista a contestazione, si manifesta spesso in quella che viene chiamata crisi di originalità. L'adolescente sceglie per il suo comportamento condotte che lo distinguano da tutti gli altri, ma la sua attenzione è a tutto ciò che può distinguerlo dagli adulti.

Gli schemi della personalità di un individuo sono la risultante di fattori naturali e di fattori culturali. Nei primi mesi di vita i fattori culturali cominciano appena a condizionare il comportamento dell'individuo, per cui la condotta di un bambino di pochi mesi non differisce granché da quella di tutti gli altri bambini, ma più si avanza negli anni e più questi fattori contribuiscono a differenziare la condotta degli individui.

Le linee di comportamento qui descritte riguardo alle caratteristiche dell'adolescenza sono solo orientative per capire i soggetti in questa età, perché nella realtà molto forte sarà la differenza tra soggetto e soggetto a seconda dell'ambiente e dei fattori culturali che avranno concorso a condizionare lo sviluppo di ciascuno.

 Un'altra evidente caratteristica dell'adolescenza è la voglia di indipendenza associata al bisogno di avere una figura di riferimento. Questa particolarità determina i conflitti tra genitori e adolescenti.

Tappe dell’adolescenza:

 

1)    Evento biologico della pubertà

2)    La riaccensione pulsionale della situazione edipica

3)    L’accentuazione dell’investimento narcisistico

4)    Il mutato funzionamento mentale (pensiero astratto)

Il mutamento della relazione tra genitori e figli impone agli uni e agli altri una perdita e la formazione di una nuova relazione, passando attraverso l’elaborazione del lutto.

La varie culture hanno creato riti di passaggio per rappresentare, contenere e elaborare le contraddittorie vicende legate all’adolescenza.

 

HIKIKOMORI

 

Tamaki SAITO è nato nel 1961 a Iwate, si è laureato in medicina all'Università di Tsukuba specializzandosi in psichiatria adolescenziale. E' da anni impegnato nell'assistenza e nel trattamento di hikikomori, in tale ambito è uno degli esperti più qualificati. Attualmente è Direttore Clinico del Sofukai Sasaki Hospital, una clinica privata di Chiba, non lontano da Tokyo; ha pubblicato saggi di successo in ambito psicoanalitico, letterario, su tematiche culturali e sociali, sull'arte moderna. Le frequenti apparizioni televisive e il coinvolgimento verso forme culturali d'avanguardia hanno contribuito ad accrescere la sua fama in Giappone e nel mondo.
3) Il termine "hikikomori" , contrazione di shakaiteki hikikomori (ritirarsi dalla società) fu coniato negli anni '80 ad indicare un fenomeno socialmente preoccupante emerso in Giappone circa dieci anni prima. Trattandosi a tutti gli effetti di una se-clusione dal contesto sociale, si è scelto qui di tradurre il termine con auto-isolamento (hikikomori è la forma sostantivizzata di due verbi: hiku, indietreggiare, e komoru, isolarsi, nascondersi; in giapponese, e ormai nelle altre lingue, hikimomori indica sia il fenomeno che il soggetto colpito da tale fenomeno). Laddove si riscontri una tendenza all'auto-isolamento per almeno sei mesi, soprattutto nella fascia d'età dai 14 ai 30, si parla di hikikomori. Il primo passo verso questa particolare condizione sembra essere l'abbandono scolastico, seguito dal rifiuto graduale di qualsiasi contatto con l'ambiente esterno. A causa di questo auto-isolamento, benché il soggetto non parta da una condizione di svantaggio mentale, lo hikikomori può arrivare a soffrire di malattie mentali secondarie quali antropofobia, paranoia, disturbi ossessivo-compulsivi e depressione.


4) Amae è entrato nel lessico analitico-sociologico come sinonimo di "dipendenza" o di "indulgenza" nelle relazioni interpersonali che caratterizzano la società giapponese, in primis le relazioni parentali, dalle quali ci si aspetta un certo grado di soddisfazione emotiva, secondo la teoria ampiamente diffusa da Takeo DOI in Anatomia della dipendenza, Raffaello Cortina Editore, 1971.
Il Giappone ha avuto un picco di rifiuto della frequenza scolastica nel 2001 con con 138.722 casi registrati , rispetto ai 122.255 del 2005; sempre nel 2005 gli episodi di bullismo sono stati 34.038. In totale i casi di abbandono scolastico nella scuola secondaria inferiore e superiore relativi al 2005 ammontano a 76.693, pari ad una percentuale del 2,1%; questo dato è rilevante in relazione all'altissimo grado di scolarizzazione riscontrabile in Giappone.
La New Start è un'organizzazione no profit la cui sede centrale è in Giappone, nelle prefetture di Chiba e Yamanashi. Possiede altre sedi secondarie in Italia, nelle Filippine e in Australia. L'organizzazione si propone di aiutare prevalentemente i giovani con difficoltà di comunicazione e integrazione nella società. Ha la finalità di migliorare la loro capacità di interagire e di renderli indipendenti dalla famiglia, assegnando loro piccoli incarichi o lavori e organizzando con soggiorni in una sede all'estero. In genere sono i genitori a contattare la New Start e a far partecipare il figlio alle attività del programma, pagando una quota. La New Start si propone come un'estensione della famiglia e in questo senso prevede anche la figura della cosiddetta "sorella (o fratello) in prestito", che nei casi di particolare chiusura del giovane cerca di stabilire un contatto con lui e di convincerlo a uscire dalla sua stanza e a prendere parte al programma.


Secondo i dati forniti dalla National Police Agency il numero totale dei suicidi in Giappone per il 2007 è stato di 33.093, in aumento rispetto agli anni passati, (dopo il totale di 34.427 raggiunto nel 2003). Dai dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità il Giappone è la seconda nazione, dopo la Russia, con la più alta percentuale di suicidi. Tra le varie fasce di età la percentuale maggiore si registra tra gli uomini con età superiore ai 60 anni. Negli ultimi anni si è verificato un forte incremento anche per il gruppo d'età inferiore ai 19 anni, il cui numero di suicidi è salito da 608 nel 2005 a 623 nel 2006. Sembra esistere una correlazione tra suicidi e bullismo nelle scuole.


Originario della Cina, il Confucianesimo è l'insieme delle dottrine etico-politiche predicate da Confucio (551?- 479 a.C.). Secondo questa dottrina, nata allo scopo di mantenere l'ordine sociale nella Cina di quel tempo, le virtù-chiave che l'uomo deve perseguire sono il dovere filiale, l'altruismo, comportamento sociale, e la lealtà-fedeltà verso lo Stato. Nel Confucianesimo ha un ruolo fondamentale la ritualità dei comportamenti e in particolare il rito del culto degli antenati. La sua introduzione in Giappone risale circa alla metà del VII secolo, tempo in cui ci fu una massiccia adozione delle pratiche culturali cinesi; il Confucianesimo ha profondamente influenzato la cultura giapponese da quando fu stigmatizzata come dottrina di stato in epoca Tokugawa (1603-1867) e fino al XIX secolo.

 

 

 

  • CARLA RICCI e il WEBSITE
  • Il mio progetto composto dai miei libri, da conferenze e da questo "luogo di osservazione" è nato per documentare la mia esperienza di studio e approfondimento sui giovani Hikikomori, sulle loro famiglie e sulla natura di questa sofferenza. Ma esso non vuole cristallizzarsi, bensì emanciparsi; per questo tutto ciò che da ora in poi in questo luogo prenderà forma, non sarà ispirato solo dal mio contatto con Hikikomori in Giappone, ma avrà significato se potrà essere arricchito e rivalutato dalle voci del mondo di Hikikomori che ora vive anche in Italia, se qualcuno dei suoi abitanti vorrà farmi partecipare al suo sentire.

    Per quanto mi riguarda, io vorrei osservare nel "Buio del Cuore" che accomuna ogni Hikikomori, una insita straordinaria potenzialità che fa capolino proprio quando tutto perde di speranza. Questo poiché tale oscurità non è composta da un senso di disperazione come quella - ad esempio - che conduce al suicidio, bensì è rischiarata da un desiderio - seppur fragile e inconsapevole - di rinascita, che solo da una simile morte si può generare. Potrebbe essere che, se esistessero condizioni e adeguati strumenti, da quello stato di chiusura nella stanza possa prendere forma un nuovo, inedito sentire sconosciuto a tutti, anche a coloro che non si sono mai rinchiusi; qualcosa che si avvicina ad un intimo affrancamento capace di respirare di propria essenza; una nuova lucidità libera da condizionamenti.

    Per la creazione di questo fecondo ma impervio sentiero che ho definito "Antropologia del Sé", capace di condurre nel proprio luogo, dove la sacralità di una sconosciuta purezza non consenta alla finzione di accedere, io farò - senza condizioni - la mia parte.

L'associazione Alesia di Firenze, il day hospital psichiatrico del policlinico Gemelli di Roma, la cooperativa sociale Minotauro di Milano, il Centro Aliante di Milano. Ma ambulatori e centri simili ne stanno nascendo in tutta Italia. "Da noi il problema ha tratti meno estremi che in Giappone, perche' i ragazzi mantengono forme larvate di interazione sociale.

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